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Percorsi di alternanza scuola lavoro- Marina Grande: Un Viaggio tra Storia, Geologia e Memoria Viva

Visita di studio della classe 3 LB del Liceo Salvemini al borgo marinaro di Sorrento

La comprensione di un territorio non può prescindere dall’osservazione diretta delle sue stratificazioni: quelle della roccia, quelle dell’architettura e quelle, ancor più profonde, della memoria umana. È con questo spirito che gli studenti della classe 3LB del Liceo Salvemini, guidati dal Prof. Gianluca Morvillo e dall’esperto Dott. Lucio Esposito, hanno dedicato una giornata di studio a Marina Grande, l’antico borgo marinaro di Sorrento, trasformandolo in un laboratorio a cielo aperto di paesaggio, architettura, storia ed economia.Nell’ambito del ciclo di incontri SCUOLA FORMAZIONE LAVORO, voluto dalla Dirigente Debora Adrianopoli.

 L’Ombelico del Borgo: Genesi Geologica e Paesaggistica

La ricerca è partita dall’ “incipit” del borgo, ovvero dalla sua origine fisica. Gli studenti hanno individuato quello che può essere definito l’ombelico della nascita di Marina Grande: il vallone che spacca la costiera. Qui la geologia si fa narrazione visibile. Osservando le pareti, emerge un contrasto netto: a destra il calcare, roccia antica e solida; a sinistra l’alto banco tufaceo, testimone delle eruzioni vulcaniche che hanno modellato la piana sorrentina.

Fondamentale è stata l’osservazione del rivolo che scorre dalle colline. Spesso invisibile ai turisti frettolosi, questo corso d’acqua è il vero architetto della Marina: portatore di detriti e sedimenti, ha permesso la formazione della prima spiaggia sedimentaria, il nucleo attorno al quale si è sviluppato l’insediamento. Questa metodologia di analisi — che unisce l’idrografia alla geologia — non è un esercizio isolato, ma un modello applicabile a tutti i siti della “costiera” (Positano, Amalfi, ecc.), dove il binomio vallone-spiaggia è la chiave di lettura della nascita dei centri abitati.

2. L’Architettura Mediterranea: Una “Casba” sul Mare

Addentrandosi nel cuore del borgo, la classe ha analizzato le strutture abitative attraverso la lente di Roberto Pane, celebre storico dell’architettura. Marina Grande, nel nucleo antico si rivela come un esempio tipico di “casba” mediterranea: un labirinto di passaggi stretti, scalinate improvvise e stradine coperte.

Questa configurazione non è casuale né puramente estetica: risponde a necessità climatiche e difensive. I caseggiati sono chiusi e conclusi su se stessi, progettati per proteggere gli abitanti dal sole battente e dalle intemperie, creando un microclima protetto e una rete sociale strettissima. Ogni scalinata racconta di una difesa contro il vento o della necessità di collegare rapidamente la casa al mare.

3. L’Arte della Navigazione: Il Cantiere Aprea

Un momento di grande valore tecnico ed emotivo è stato l’incontro con Raffaele Aprea, erede di sette generazioni di maestri d’ascia. Nel suo antico cantiere del legno, gli studenti hanno toccato con mano l’anima della marineria sorrentina: attrezzi tradizionali, sagome, chiglie e madieri.

Aprea ha illustrato l’evoluzione del Gozzo Sorrentino, un’imbarcazione che unisce stabilità e velocità, simbolo dell’ingegno locale. Si è discusso della celebre “barca di San Pietro” (esposta ai Musei Vaticani), ricostruita con accurate ricerche storiche, e delle piccole barchette per la Grotta Azzurra, capolavori di precisione millimetrica necessari per navigare negli angusti spazi della Grotta azzurra di Capri. Qui l’economia non è solo profitto, ma tradizione che si tramanda come un’arte nobile.

Modello di feluca sorrentina Le feluche sorrentine
L’utilizzo principale delle feluche era il trasporto giornaliero di merci e persone dalle marine dei paesi della Penisola a Napoli. Il viaggio per mare era preferibile a quello per la rotabile, che durava più di quattro ore. Le barche partivano la mattina presto e tornavano la sera, ma talvolta facevano anche due viaggi.
Le merci erano i prodotti tipici del luogo, olio, vino, noci, latte, carni, ed anche manufatti di seta, diretti ai mercati napoletani. Figura particolare era il “corriere”, che si occupava personalmente del trasporta di merci, o più semplicemente di pacchi o plichi di corrispondenza, per conto di terzi. Altro impiego delle feluche era relativo all’attività prevalente della Penisola sorrentina: la produzione e commercializzazione degli agrumt Quando un carico di aranci e limoni doveva essere spedito in Nord Europa o negli Stati Uniti a bordo di un vellero o di un piroscato, le cassette di frutta accuratamente confezionate venivano trasportate dalle feluche nel porto di Napoll, o se la nave faceva scalo alla fonda nelle acque della penisola, masbordate con l’ausilio di grossi potoni denominati “sandali”. Spesso queste imbarcazioni al spingevano anche a Nord, ad Anzio e Civitavecchia, e a Sud, verse it Calabria e la Susta seguendo rotte costiere. Quando questi trasporti vennero affidati a battelli a motore, i carichi si fecero più poveri: materiali da costruzione, legname.

4. Il Sacro e l’Umano: Tra Fede e Antropologia

La visita alla chiesa del borgo ha permesso di riflettere sulla dimensione spirituale della comunità. La chiesa non è solo un edificio, ma un deposito di speranze, gioie e sofferenze. È il luogo dove, per secoli, mogli e madri e figli si sono raccolte in preghiera quando il mare “si alzava” improvvisamente, minacciando le vite dei pescatori. Simbolo di questa devozione è il crocifisso ligneo proveniente dall’abolito monastero di San Vincenzo, un pezzo di storia che ancora oggi osserva il destino della comunità.

L’antropologia “sul campo” ha trovato il suo apice nella conversazione con i pescatori locali. Gli studenti hanno avuto il privilegio di incontrare Scianillo, il ragazzino (ormai anziano testimone) che partecipò al film Pane, Amore e… girato proprio a Marina Grande nel 1955. Questo legame con il cinema sottolinea come il borgo sia entrato nell’immaginario collettivo globale, pur restando ancorato alle sue radici faticose.

5. La Realtà del Presente e le Sfide del Futuro

Dal dialogo con i pescatori, come documentato anche nelle testimonianze video , è emerso un quadro complesso e a tratti amaro dell’economia attuale. I veterani del mare hanno spiegato ai ragazzi come le leggi europee abbiano drasticamente limitato tecniche tradizionali come la “sciabica” (che un tempo coinvolgeva anche le donne del borgo nella tirata delle reti a terra  o la pesca a strascico.

Oggi il settore soffre di una mancanza di ricambio generazionale: i figli dei pescatori studiano per diventare dottori o professionisti , e il numero di operatori attivi si sta riducendo a poche unità, tutte sopra i cinquant’anni . Emerge inoltre il paradosso del turismo: mentre la  “pesca-turismo” prende piede , gran parte del pesce servito nei numerosi ristoranti della zona non è locale, ma importato , mettendo a rischio l’autenticità dell’offerta gastronomica locale.

La giornata trascorsa a Marina Grande non è stata solo una lezione fuori dall’aula, ma un’esperienza di cittadinanza attiva. Gli studenti del Salvemini hanno compreso che il paesaggio non è solo una “bella vista”, ma un organismo vivente fatto di rocce che si sgretolano, legno che viene modellato e uomini che, nonostante le difficoltà, continuano a guardare il mare con rispetto e timore. Preservare Marina Grande significa, dunque, non solo tutelare le sue architetture, ma mantenere viva la memoria di chi ha costruito la propria identità tra il calcare e la schiuma delle onde. (articolo di Positano News)

 

 

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